Gütermann rPET: filo da bottiglie di plastica

Gütermann rPET: filo da bottiglie di plastica

E se vi dicessi che esiste un filo per cucire costituito al 100% da bottiglie riciclate? Gütermann, brand molto attento alla sostenibilità, ha creato un filato in poliestere per cucito a macchina ed a mano estremamente innovativo. Da una singola bottiglia di acqua si ricavano 10 bobine di filo da 100 m (per un totale di 1.000 m di filo). Siamo sommersi dalla plastica e riciclarla per creare qualcosa che darà a sua volta vita ad abiti o accessori è un’idea geniale.

Il processo produttivo MADE IN GERMANY

La materia prima necessaria alla produzione di questo filato amico dell’ambiente è fornita da bottiglie di plastica costituite al 100% di PET (polyethylenterephtalate). Queste vengono lavate, ridotte in piccole scaglie e poi fuse. I microfilamenti ottenuti da questi granelli sono la base del filo. Per lavorare questa materia prima, è richiesta meno energia e le emissioni di CO² sono sensibilmente ridotte.

GCiletta_rocchettiepois_Guetermann_plastica

Come smaltire le bobine vuote?

Una volta finito il filo, cosa farne delle bobine vuote? I rocchetti del filato Cucitutto rPET sono fatte al 100% di polistirolo. Basterà quindi seguire i consigli di smaltimento rifiuti della vostra città.

Quando utilizzare il poliestere?

Si chiama Cucitutto per una ragione! Il poliestere è un filo multifunzione ed ormai il più utilizzato per cucire a macchina ed a mano. Ha una maggiore resistenza alla trazione rispetto al cotone e questo fa si che il filo non si spezzi mentre cuciamo. E’ idoneo per la maggior parte dei progetti, sia che si tratti di cucito sartoriale che creativo, e la sua resa è lucente nel tempo, anche dopo ripetuti lavaggi. Il filato Cucitutto rPET è disponibile in 50 diversi colori. Io lo sto utilizzando per la capsule collection e a cui sto lavorando insieme a Silvia di Illumino Home Ideas!

Potete trovare questo filo in esclusiva da Giesse Scampoli! Riconoscerete la bobina perché bicolore (bianco e verde).

Come cucire un orlo ai jeans

Come cucire un orlo ai jeans

Accorciare un paio di pantaloni sembra essere una delle cose più banali per chi cuce. Effettivamente, ricordo che uno dei miei primi test con la macchina da cucire lo feci proprio facendo l’orlo ad un paio di jeans. E’ stato un fallimento totale! Ho rotto l’ago, i punti erano tutti arricciati e per ultimo, sono venuti troppo corti, ma ormai era tardi per rimediare perché avevo tagliato tutto il tessuto in eccesso.

1- Prendi le misure

Per prima cosa bisognerà indossare il pantalone ed anche un paio di scarpe in modo da prendere la misura più verosimile. Scegli le scarpe giuste: se si tratta di un tailleur o un pantalone elegante, provalo con le scarpe adatte all’occasione. Basterà fare una svolta verso l’interno, in una delle due gambe, e fissarla con gli spilli.

2- Scucire il vecchio orlo o no?

Rivoltato il pantalone, bisognerà capire se è necessario scucire il vecchio orlo oppure no. Quando devo accorciare un pantalone o un jeans, se il tessuto non è troppo pesante, di solito faccio un orlo doppio: avrò quindi bisogno di almeno 3,5 cm di tessuto per poter effettuare la cucitura finale a 1,5 cm dal bordo del pantalone. Quindi, se ho a disposizione i 3,5 cm prima del vecchio orlo, taglio via l’eccesso, altrimenti mi toccherà scucire l’orlo con lo scucirino per guadagnare il tessuto necessario. Nei jeans che ho utilizzato per realizzare questo tutorial, ho dovuto semplicemente eliminare il vecchio orlo (che fortuna!!!).

3- Segna due righe e taglia il tessuto in eccesso

GCiletta_rocchettiepois_prym_regolo_sarti_orlo_jeans

Dopo aver appoggiato il pantalone su una superficie piana, posiziona uno spillo nel punto in cui dovrà esserci l’orlo finito. Srotola la svolta che hai fatto in precedenza e misura la distanza che va dallo spillo all’attuale orlo del pantalone con il regolo Prym: ha una tacca rossa che può essere spostata con estrema facilità. Segna un paio di tacchette con la matita a gesso e poi disegna una riga. Ripeti l’operazione anche per il retro. A questo punto, disegna una seconda riga a 3,5 cm dalla prima e taglia il tessuto in eccesso.

4- Fai due svolte e stira l’orlo

GCiletta_rocchettiepois_prym_forbici

Per alleggerire la cucitura, rivolta il pantalone e taglia parte della precedenti cuciture laterali. Fai due svolte, la prima di circa 1,5 cm e fissale con gli spilli posizionati con la testa vetro verso l’esterno. Stira l’orlo prima di cucirlo in modo che il tessuto resti più fermo possibile.

GCiletta_rocchettiepois_prym_spilli_orlo_jeans

5- Ago e filo contano

Per far si che la nuova cucitura abbia lo stesso effetto della precedente, con punti ben definiti e spessi, è importante usare ago e filo giusti. Io ho utilizzato il filo Ultra Forte di Gütermann, ideale per cucire a macchina denim e tessuti spessi. Ma come scegliere il colore del filo? In merceria o online si possono trovare dei set con all’interno varie sfumature. Il colore speciale per impunture sui jeans è il nr. 448. Gütermann produce anche un filo Jeans in tre colori differenti che segue le sfumature blu del denim.  Anche l’ago macchina fa la sua parte. Per cucire il jeans ho cambiato l’ago con uno Prym 90 idoneo alla cucitura del jeans. Ultimissima accortezza: avendo utilizzato un filo spesso ed a contrasto con il denim, è molto importante che la cucitura venga dritta. La guida magnetica mi aiuta a non perdere la retta via! Basterà farla aderire alla placca ago della tua macchina da cucire meccanica, alla distanza che ti serve dall’ago, per mantenere la cucitura ad una distanza costante.

GCiletta_rocchettiepois_prym_ago_macchina_orlo_jeans

Primo orlo finito! Riportate la misura sull’altra gamba, appoggiando tutto il pantalone su un tavolo e prestando particolare attenzione alla cucitura del cavallo (io mi aiuto con le pinze per tessuto). A questo punto riparti dal punto 3.

Voi come siete messe? Scommetto che avendo una macchina da cucire, amici e parenti vi chiederanno orli quasi ogni giorno! Che strumenti utilizzate per aiutarvi in questo arduo lavoro?

Sognare una macchina da cucire

Sognare una macchina da cucire

Di recente ho letto un nuovo libro di Bianca Pitzorno: Il sogno della macchina da cucire, un romanzo ambientato nei primi del Novecento che racconta la storia di una sartina a giornata e della sua macchina da cucire a manovella. Mi ha molto colpito il valore che questo strumento aveva per la protagonista e per quell’epoca: oltre ad essere fonte di sostentamento, era simbolo di libertà. Così, ho pensato di chiedere a Daniela, la proprietaria di Cuciricuci (il negozio in cui tengo tutti i miei workshop di cucito creativo) come è cambiato il ruolo della macchina da cucire negli ultimi trent’anni. Lei è cresciuta attorniata da macchine da cucire, aghi e filo ed è in questo settore che lavora da sempre.

Il regalo della sposa

Gciletta_macchina_da_cucire_necchi

Il retrobottega del negozio di Daniela è un posto magico. Prima dei workshop, mi perdo ad osservare le macchine da cucire lì in attesa di essere riparate. Ce ne sono sempre di tutti i modelli e colori e ce ne sono alcune molto vissute. Daniela mi ha raccontato di tante signore che sono passate in negozio con delle macchine da cucire malmesse sostenendo di essere pronte a pagare qualsiasi prezzo pur di ripararle. La macchina da cucire è stata per molti anni il cuore della casa e della famiglia. Per chi poteva permettersi una tale spesa, era il regalo che la mamma o la nonna facevano alla sposa. Ma attenzione, non era il classico elettrodomestico. Possedere una macchina da cucire equivaleva ad avere un guadagno assicurato: qualsiasi orlo, riparazione, nuova creazione era un risparmio per la famiglia. Per non parlare poi di chi la utilizzava per lavorare in casa riuscendo a guadagnare qualcosa e nello stesso tempo a gestire casa e prole. In questi anni, la macchina da cucire racchiude in sé storie, ricordi e momenti speciali di condivisione fra le donne della famiglia. Non temete, Daniela continuerà sempre a riparare pezzi di cuore! Su Pinterest ho trovato una bacheca che ripercorre questi anni con le pubblicità Necchi.

“Faccio io, tu pensa a studiare”

Negli anni ’70 (anni di lotte e di conquiste per le donne), le mamme, molte delle quali abili nell’arte del cucito, hanno spinto la generazione successiva ad abbandonare qualsiasi forma di manualità. Se non lavorasse nel settore, nemmeno Daniela saprebbe come infilare una macchina da cucire. Si cercava di allontanare quelle conoscenze che avrebbero portato ad un guadagno immediato a discapito degli studi. Anche la mia mamma è cresciuta in questi anni, ma lei ha solo convogliato la creatività in altri mondi, come quello della scrittura e della carta.

Nuovo modello distributivo

Dalla fine degli anni 80, le vendite sono scese in picchiata. I negozi mono marca hanno chiuso e si è proseguita la distribuzione tramite rivenditori e nascenti centri commerciali. La macchina da cucire perde il suo valore, anche economico. Sia per l’apertura della produzione ad altri mercati che per l’utilizzo di nuovi materiali (sempre più plastica), il prezzo scende. Per non parlare poi del fatto che cucire non è più un’esigenza, i negozi di fast fashion sono ad ogni angolo e cucire è diventato un piacere per pochi. Ciò che più mi entusiasma, però, è la partecipazione dei bambini ai workshop di cucito creativo. Conoscono la macchina da cucire perché spesso è in casa della nonna e le mamme, quasi tutte estranee ad ago e filo, vengono attirate dal vortice di gioia che investe i figli.

Perché acquistare in un negozio di macchine da cucire?

I negozi di macchine da cucire, come Cuciricuci, hanno un valore inestimabile e sono tanti i motivi per cui penso questo:

  • qualsiasi acquisto sarà guidato da persone competenti che riusciranno a consigliare fra tante la macchina da cucire più vicina alle vostre esigenze;
  • l’assistenza post vendita è unica: puoi comprare una macchina da cucire anche se non sai nemmeno come si accende! Ci penserà Daniela ad insegnarti le basi del funzionamento
  • corsi di cucito e workshop: i negozi di macchine da cucire sono cambiati, hanno aperto le loro porte non soltanto per l’acquisto, diventando oggi luoghi di incontro fra persone che condividono la stessa passione.

Cucire è una gioia contagiosa, guardatevi intorno mentre passeggiate fra le vie della vostra città ed andate alla ricerca di un tesoro come Cuciricuci! Cucire è bello! Provateci! E chissà che per qualcuno non possa diventare un lavoro a tempo pieno…

Photo credit: Adolfo Felix